16/01/2006
Piccolo puntino di luce

09/01/2006
Racconto non autobiografico
Un puntino di luce che si allarga dentro di me.
Questa mattina ho fatto il test di gravidanza. Cinque giorni di ritardo non sono poi tantissimi ed io, di solito, sono puntuale come un orologio svizzero...
E' buffo come la mia vita oggi sia condizionata al divenire rosso o blu di una stupida strisciolina di carta...
Blu o Rosso, come la matita del mio maestro delle elementari, quella che usava per correggere i miei errori bambini; forse è per questa memoria che da sempre odio il blu e il rosso...
Avesse usato, che ne so, il rosa e il verde, o magari anche il giallo! Se li avesse alternati avrebbe evitato in me questo rancore irrazionale verso due tonalità peraltro bellissime, come un tramonto o il mare al largo.
Lo so, sto divagando, guadagno tempo seduta sul bordo della vasca da bagno, nell'attesa che mi venga un'ispirazione per dare questa (bella? brutta?) notizia al mio uomo. Ma esiste poi un modo giusto per dire una cosa così?
Non ci avevo mai pensato, ma annunciare la vita, come annunciare la morte, è forse la cosa più difficile da dire, più difficile che dire addio.
E' che Filippo ha sempre detto di non sentirsi pronto per diventare padre, che l'idea di avere un cosino urlante in casa gli genera un tale stato di ansia... come faccio a dargli una notizia così? Come la prenderà?
Oddio...
Sto sentendo freddo, forse è davvero il caso che io mi dia una mossa.
"Ciao tesoro, dov'eri? Sono tornato un quarto d'ora fa e non ti ho vista."
"Ciao! Ero in bagno..."
"Tanto per cambiare! Passi più tempo lì che in tutte le altre stanze della casa!"
"Già..."
"Ma guarda che scherzavo! Vieni qui che ti abbraccio, non mettermi il muso..."
"Senti, devo dirti una cosa..."
"Ok, ti ascolto... ma perché sei così seria? E' successo qualcosa di grave?"
"Non so, dipende dai punti di vista..."
"Vai avanti, non farmi stare sulle spine!"
"Non mettermi fretta, devo trovare le parole giuste..."
"Ok ok, vieni qui, tesoro. Ti hanno licenziata? Vuoi lasciarmi?"
"No no, niente di così drastico... è solo che... oddio quanto è difficile... promettimi che qualunque cosa dirò, tu sarai sincero con me?"
"Te lo prometto, ma vai avanti, te ne prego... mi stai facendo un po' paura..."
"Filippo, ecco io, noi... insomma: aspetto un bambino, avevo cinque giorni di ritardo e ho fatto il test, eccolo, è positivo. So che tu non vuoi bambini, che non ti senti pronto, ma io a questa cosa qui non mi sento di rinunciare e se tu, bé se tu non vuoi andare avanti ecco, io posso anche andare via, torno a casa dai miei, loro mi accoglieranno a braccia aperte e si prenderanno cura di noi, perciò..."
"Ferma, alt, stop! Ripeti dall'inizio, con calma..."
"Filippo, aspetto... aspettiamo un figlio."
"Tesoro, oddio..."
"Ecco. lo sapevo..."
Adesso mi dirà quello che temo, che lui aveva parlato chiaro sin dal principio, che sull'argomento figli si era già detto tutto quanto c'era da dire...
"Tesoro, è me-ra-vi-glio-so!"
Un puntino di luce esplode dentro di me!
Sto qui seduta sul divano, senza riuscire a parlare, una gioia mai conosciuta prima sconvolge tutti i miei sensi. Posso solo guardare, ed amare come non mai, il mio Filippo che esulta e saltella per il nostro soggiorno, capace ancora di stupirmi come quando lo vidi la prima volta!
Questo è quello che avrei voluto sentire, con tutta me stessa, con ogni atomo del mio piccolo, miserabile corpo. Quel puntino di luce già urlava dentro di me "voglio vivere!"...
La realtà però è diversa, la vita è più crudele e le persone difficilmente ci stupiscono con repentini cambiamenti.
Ed io sono debole, lo sono sempre stata e nemmeno quando avrei dovuto sono stata in grado di far valere il mio pensiero, il mio amore, il mio desiderio di essere, finalmente, madre.
Questo per un uomo. Inutile stare a raccontarvi che per nessun uomo vale la pena rinunciare a se stesse; per il mio poi, non valeva la pena rinunciare nemmeno all'unghia del mignolo del piede sinistro.
Ho pregato, in silenzio e ad alta voce, ho invocato la comprensione, ho pianto disperata fino a non avere più lacrime da versare, ma solo il sapore del sale in bocca. Ho chiesto perdono per peccati mai commessi, ho invocato la solidarietà e il sostegno, la forza, di tutte le donne del mondo. Ma più di ogni cosa, più del dolore, della vita, della morte, dell'amore, ho desiderato essere MADRE.
Quel puntino di luce dentro di me urlava nella mia pancia, nella mia testa, dentro i miei occhi, nelle orecchie "madre, ti prego, fammi vivere, sono in te, sono te..."
E io l'ho ucciso, il mio piccolo puntino di luce. E insieme a lui sono morta anche io.
Non c'è più nulla per me, solo il rimpianto e nemmeno un fondo da cui poi risalire. Non c'è più salita, né discesa per arrampicarsi e correre. Ho ucciso l'unica cosa bella che avevo fatto per me, ho distrutto il mio essere donna.
E adesso c'è solo il buio.
14:54
Scritto da: simona_ss
in Sapere e Libri | Link permanente | Commenti (2)
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Commenti
quindi anke te giochi con travian eh??
mi devi dire dove sei nella mappa che se siamo vicini ci alleiamo!! anke io sono romano...
Scritto da: null | 19/01/2006
Mi hai risolto il livello 13 di enigmi. Grazie! Ciao, Dblk
Scritto da: null | 08/02/2006
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